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Al 21 del mese...

Eh sì, quando eravamo ragazzi bisognava fare sempre i conti con i soldi che non bastavano mai, lo diceva anche Lucio Battisti nella sua canzone I giardini di marzo: Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti. Dovevo pur comprare qualcosa per vestirmi… Per risparmiare, sempre nel periodo del boom economico, andavo da Mario in via Vestri, dove i jeans non erano di marca... vasta scelta! Nota positiva che costavano la metà, rispetto al famoso Narcisi blu in via Jenner. Se durante la settimana non facevo in tempo a fare acquisti da Mario, la domenica lo potevo trovare con il banco a Porta Portese.

Capitava (non spesso) di conoscere una ragazza: Che faccio? Che non faccio? Come mi comporto? La chiamo al telefono! Certo che no, anche perché i telefonini non li avevano ancora inventati e quello di casa aveva il lucchetto, con la chiave nascosta nell'angolo più remoto. Aspettavo di trovarmela davanti per dirle: Ti vorresti mettere con me? Oppure: Ti piacerebbe cominciare qualcosa insieme con me? Oppure, essendo così timido, giacché era una mia amica, le scrivevo un biglietto... Ma non potevano inventare il telefonino nel 70’ così avrei potuto mandargli un sms! In bocca al lupo e facci sapere come ti va! mi dicevano gli amici… Tanto le figure di merda le facevo sempre io, con il mio essere così imbranato. I consigli non richiesti arrivavano puntuali a raffica... Sai che fai? La inviti, per un gelato o una pizza, le compri un anellino, anche se non lo paghi tanto fa lo stesso e ti fai forza, anche se diventi rosso, o balbetti o ti batte il cuore a mille, le dici che ti piace da matti e che vuoi diventare il suo ragazzo! Pensa che io ero timidissimo una volta, ma ti assicuro che se lo fai e a lei piaci, sarà ben felice della tua dichiarazione. Allora mi raccomando, non pensarci troppo, fallo e basta! Bene! Grazie del consiglio non richiesto!

Ammesso e non concesso di riuscire a strappare un appuntamento con la pischella, per un’uscita la domenica dopo, avrei dovuto fare un figurone, per cui avevo bisogno di un paio di jeans nuovi preferibilmente di marca, Wrangler o Levi’s e sono purtroppo costretto ad andare in un negozio “in” della zona, il mitico Narcisi Blu in via Jenner, sapendo di rinunciare all’anellino da poco (così per darmi forza) suggerito dagli amici... Dopo tutte le peripezie iniziali riesco (anche se a fatica), ad uscire con la ragazza che mi piaceva tanto, orgoglioso d’indossare i Wrangler scintillanti che mi stavano a pennello, taglia 40, un po’ di profumo Brut, dietro le orecchie, pettinato con la riga in mezzo... ero al massimo! Unica nota stonata un buco sotto la scarpa; vabbè, tanto non si vede! Dove vuoi che andiamo? mi piacerebbe tanto passeggiare per il Corso a vedere le vetrine! E che ce vò, piamo l’autobus e sarai accontentata. Arrivati a destinazione, la nuvoletta di Fantozzi era su di noi... Niente poteva turbare quella passeggiata, con in mano un cartoccio di fusaje, passammo davanti al negozio di scarpe El Charro. Che belli i Camperos! Belli sì, ma quanto costano! Ne avevo proprio bisogno, specialmente in quel momento e non tanto perché mi piacevano da morire, ma perché iniziava a piovigginare e il buco nella scarpa… Va bene che non si vedeva, ma l’acqua iniziava a bagnarmi il calzino. La passeggiata bisognava interromperla perché la pioggia non cessava. Ci riparammo dentro un portone, ci tenevamo stretti e sentivamo freddo, le nostre labbra si sono prima sfiorate e poi un bacio profondo, durato... boh a me sembrava eterno! La mia mano scivolava su suoi fianchi e puntualmente lei la teneva per non farla scendere troppo... Accompagnai a casa la tizia, contento come Pierino Prati dopo aver segnato! Quante ne ho da raccontare ai miei amici domani...

Promisi a me stesso di comprarmi un paio di stivali nuovi (simili a quelli), ma a Porta Portese...

To be continued....

(Estratto dal libro “Quelli che a Monteverde...” di Valerio D’Amato)

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